TRA AGIO E DIS-AGIO: interventi e prospettive
Lo psicologo: specialista del dis-agio?
Gli interventi psicologici comunemente si pensano rivolti unicamente a chi sperimenta un disagio e ciò sottende una particolare concezione di salute intesa come “assenza di malattia”. Come a dire che se non si hanno sintomi per cui stare male equivale a dire che la persona sta bene. Se questo è talvolta vero per la diagnosi di tipo medico non si può dire lo stesso per il benessere psicologico. Stare bene, sentirsi felici e appagati, in armonia con il proprio contesto di vita, a proprio agio nella rete relazionale in cui si è inseriti e in sintonia con le proprie scelte, valori, bisogni è uno standard di benessere assai più complesso. Esso sottende la concezione di salute come equilibrio bio-psico-sociale: in altri termini, secondo questa visione di salute per stare bene la persona deve essere in armonia con la sua storia e con il contesto relazionale in cui è inserito. In questa direzione si possono realizzare degli interventi che incrementano e potenziano le condizioni di agio ovvero si creano le condizioni per realizzare potenzialità insite nella persona, tramite conoscenze e acquisizioni di abilità nonché nell’acquisizione di specifiche competenze.
Perché prevenire?
Intervenire sulle condizioni che favoriscono l’agio e contrastano il disagio è utile e vantaggioso per diverse ragioni. Innanzitutto per una ragione di tipo economico: prevenire è più economico in quanto le strutture riescono a farsi carico di una esigua percentuale di utenti a fronte di un fenomeno di crescita di soggetti che sperimentano sofferenza mentale, dunque gli interventi “riparativi” raggiungono solo una parte di chi ne avrebbe bisogno; inoltre il disturbo mentale quando giunge ai servizi pubblici o privati ha già fatto una parte del suo percorso ovvero non è quello di origine ma si è aggravato.
Ma credo siano di maggiore rilevanza i benefici connessi a tali interventi preventivi e sono quelli relativi ad un concetto “positivo” di salute. Incrementare competenze salutari permette alla persona di:
- rafforzare una buona immagine di sé e una buona autostima,
- incrementare la capacità stabilire e mantenere relazioni significative con un ampio spettro di persone,
- sviluppare empatia ovvero della capacità di mettersi nei panni dell’altro,
- affrontare le più comuni fonti di stress senza disfunzioni gravi e prolungate,
- potenziare la capacità di risolvere problemi,
- usare le risorse della propria rete relazionale per se stessi e per gli altri,
- resistere a pressioni ambientali che possono portare all’adozione di comportamenti a rischio,
- incrementare la capacità di giudizio critico.
Inversione di tendenza: essere proattivi!
Si tratta di una vera e propria inversione di tendenza: agire non per riparare al disturbo già presente ma per tutelare la salute. In tal senso, l’intervento psicologico può muoversi da una prospettiva proattiva ovvero intervenire “prima di” avvistare il disagio realizzando azioni che contribuiscono a incrementare il benessere piuttosto che da una prospettiva reattiva ovvero a fronte di una sofferenza conclamata.
Pertanto piuttosto che intervenire sul deficit (su ciò che manca, sulla disfunzione) si possono realizzare interventi psicologici volti ad offrire competenze e ad incrementare le risorse della persona così da contrastare l’incidenza del malessere. La figura dello psicologo pertanto diventa un catalizzatore di fattori salutotropi (ovvero che alimentano la salute), uno "specialista dell'agio", oltre che del dis-agio naturalmente.
A tal proposito, George Albee, psicologo statunitense che ha contribuito alla nascita della psicologia di comunità, elabora una vera e propria formula per spiegare come si determina l’incidenza del disagio. Essa è data dal rapporto tra eventi nocivi (prevedibili e imprevedibili) e la somma di tre variabili: autostima, capacità di coping (ovvero di fronteggiamento di eventi stressanti) e supporto sociale.
Come è facile dedurre dalla formula presentata da Albee, per ridurre l’incidenza del disagio si può procedere riducendo al numeratore gli eventi nocivi, fattori intervenienti che costituiscono dei fattori di rischio per il mantenimento del benessere o, parimenti, incrementando le variabili poste al denominatore, ovvero promuovendo competenze personali e relazionali che contrastano la percezione di disagio e danno alla persona la percezione di avere il potere e le competenze per fronteggiare le sfide evolutive e gli stress ambientali con successo.
Tenere presente questo permette di strutturare interventi in un’ottica preventivo-promozionale. Ciò è in accordo con una visione della salute come benessere bio-psico-sociale ovvero armonia della persona nel suo contesto, della cura come attenzione costante alla qualità della vita, della persona come capace di prendere l’iniziativa nel condurre azioni per il proprio benessere, del benessere come processo di apprendimento che si realizza lungo tutta la vita.
Chi sono i destinatari? Tutti coloro che desiderano investire sulla qualità della loro vita e vogliono mettersi in gioco in percorsi di crescita!
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